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La fisica dei raggi cosmici a Padova da Bruno Rossi agli anni ’50: gli strumenti


Fu Bruno Rossi, nominato professore a Padova nel 1932, a introdurre in questa università lo studio dei raggi cosmici, dotando l’Istituto di Fisica, da lui stesso progettato, di una ricca strumentazione, dai contatori Geiger alla camera a nebbia, fino al raffinato e potente elettromagnete collocato oggigiorno nel cortile del Dipartimento di Fisica.

Interrotte dalla partenza di Rossi – nel 1938, a causa delle infami leggi razziali – e dalla Seconda Guerra Mondiale, le ricerche sulla radiazione cosmica ripresero dopo la guerra come mezzo, di costo contenuto, per la ricerca in fisica subnucleare. Erano anni molto difficili sia per la mancanza di mezzi sia per il ritardo che i fisici italiani avevano accumulato nelle conoscenze scientifiche e tecniche a causa della guerra stessa. In questo contesto, la strumentazione lasciata da Rossi svolse un ruolo importante, permettendo ai giovani fisici di Padova di compiere esperimenti e di formarsi. La camera a nebbia e l’elettromagnete, ad esempio, vennero utilizzati presso il laboratorio che era stato allestito nel 1950 al Passo Fedaia proprio per lo studio dei raggi cosmici.

Nel frattempo, su iniziativa di Rostagni, venivano stabiliti contatti con laboratori stranieri di alto livello e, nel giro di pochi anni, i fisici di Padova cominciarono a portare contributi rilevanti in ambiti diversi, svolgendo ad esempio un ruolo centrale nell’ambito delle spedizioni internazionali degli anni 52-54, volte allo studio dei raggi cosmici tramite emulsioni nucleari esposte nella stratosfera. Di notevole valore fu anche la realizzazione, da parte di Piero Bassi e del suo gruppo, a partire dal 1954, di diverse camere a bolle: una di queste, nel 1955, permise di ottenere la prima fotografia in Europa di un raggio cosmico in una camera a bolle.

 

a cura di Sofia Talas, Giulio Peruzzi, Elisa Prandini, Luigi Tibaldo, Giovanni Busetto, Fanny Marcon.